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ORANGEES:

verso batterie e supercondensatori più sostenibili

 

Il progetto Orangees si concentra sulla sintesi, caratterizzazione e validazione di materiali innovativi, eco-sostenibili e a basso costo per l'applicazione in sistemi di accumulo elettrochimico (SAE) come batterie e supercondensatori. Coinvolge importanti enti di ricerca italiani come CNR, ENEA, RSE, IIT e INSTM e Standex, un'importante azienda specializzata nella realizzazione di texturing di superfici a scala micro e nano-metrica, per sviluppare soluzioni funzionali per i componenti dei SAE.

Attraverso attività di scouting e sperimentazione, il progetto mira a identificare nuovi materiali per i SAE, riducendo l'uso di componenti inorganici e migliorando la sostenibilità ambientale. I vari work package del progetto si concentrano su studi sperimentali, combinazioni di composti organici e inorganici, sostituzioni di materiali tradizionali con soluzioni più eco-sostenibili e riutilizzo di scarti per creare soluzioni "green".

 

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Per approfondire il progetto Orangees abbiamo intervistato la dottoressa Alessandra Di Blasi, ricercatrice presso il CNR.

1.  Qual è l’obiettivo principale di questo progetto di ricerca sui materiali innovativi per sistemi di accumulo elettrochimico?

 

L’obiettivo principale del progetto è quello di porre le basi per individuare materiali sempre più sostenibili e potenzialmente sempre più performanti in grado di potersi sostituire alla componentistica ad oggi comunemente in uso nelle batterie commerciali; la finalità è dunque ricercare l’alternativa ai materiali costituiti da elementi definiti “critici” (Critical Raw Materials, CRM) a causa della loro carente presenza in natura nonché del loro insufficiente recupero per un successivo riuso. Il progetto guarda al lungo termine, a contribuire a quelli che sono gli ambiziosi obiettivi del 2050 rivolti alla decarbonizzazione, proiettandosi verso lo studio di materiali ancora poco o mai esplorati per la specifica applicazione, che siano a

basso costo e facilmente reperibili in natura, ovvero materiali che possano rappresentare una futura risorsa per il Paese.

 

 

2.  Quali sono i partner coinvolti in questo progetto e qual è il loro ruolo specifico?

 

I partner coinvolti sono i più importanti enti di ricerca italiani quali: CNR (Capofila del progetto) RSE, ENEA, IIT, INSTM, di cui fanno parte le eccellenze del mondo universitario italiano nel settore elettrochimico, ed infine l’impresa STANDEX International s.r.l., leader nel settore del texturing industriale. Il ruolo svolto dagli enti di ricerca è indirizzato verso studi di sintesi e caratterizzazione di materiali alternativi aventi una natura ibrida (inorganica/organica) e puramente organica, provenienti da biomassa e/o scarti di lavorazione industriale. Il ruolo dell’impresa è rivolto allo sviluppo di texturing funzionali per l’ottimizzazione del collettore di corrente, componente fondamentale e presente su tutte le tecnologie di accumulo in studio; pertanto il suo ruolo sarà trasversale a diverse linee di attività e/o tecnologie, offrendo potenziali soluzioni alternative a quanto in uso nel settore.

L’interazione tra il mondo della ricerca e dell’impresa è cruciale al fine di convergere verso l’obiettivo comune, ovvero quello di contribuire all’avvio di un nuovo mercato ancora inesistente, basato su quella che sarà la batteria del futuro a base totalmente organica (Full-Organic Battery).

 

 

3.  In che modo il progetto favorisce l’innovazione e potenziali nuovi business nel settore dei sistemi di accumulo elettrochimico?

 

La componente innovativa è molto alta, ed è espressione stessa di quanto richiesto dal BANDO-A, il cui TRL, ovvero il raggiungimento di livello di maturità tecnologica a cui arrivare attraverso la proposta progettuale, si ferma a TRL=3, che in una scala da 1 a 9, significa partire dai principi fondamentali per giungere fino al proof-of-concept sperimentale.

Pertanto, come tutte le innovazioni, contribuirà ad aprire nuove strade in molti settori, come ad es. il manifatturiero, contribuendo a favorire la nascita di nuove figure professionali e dunque nuovi posti di lavori lungo tutta la catena del valore delle batterie. Siamo all’inizio di un percorso ancora lungo seppur obbligatorio al fine di puntare all’apertura di nuovi mercati, alternativi rispetto a quanto oggi presente.

 

 

4. Quali tipologie di materiali vengono studiate all’interno di questo progetto e quali sono le loro caratteristiche distintive?

 

Attraverso un approccio massivo e complementare, l’attività scientifica guarda all’individuazione, sintesi e test di materiali sempre più sostenibili aventi sia una natura ibrida, ovvero costituiti da una matrice inorganica e organica quali ad es. Metallic Organic Framework (MOF), che una natura puramente organica quali ad es. elettrodi a base di sali alcalini ricavati dagli acidi tereftalici, nonché binder per la realizzazione di elettrodi a base di polisaccaridi e estratti di semi ecc. Ancora saranno oggetto di studio materiali organici provenienti da attività di scarto di lavorazione come ad es. reflui dell’industria casearia e della seta e da rifiuti, come ad es. biomasse, bottiglie di plastica ecc. Ad oggi, i materiali ibridi sono sicuramente in grado di offrire una maggiore affidabilità in termini di prestazione elettrochimica proprio perché costituiti da una componente metallica, fondamentale al fine della prestazione di cella. L’obiettivo è però rivolto a diminuire progressivamente tale componente a favore di quella organica, a più basso costo e minor impatto ambientale.

Pertanto, l’obiettivo è rivolto ad individuare materiali in grado di poter garantire elevati standard di sostenibilità garantendo prestazioni competitive rispetto alle esigenze richieste da un mercato in continua crescita ed evoluzione.

 

 

5.  Come sono valutati i materiali sia dal punto di vista delle prestazioni elettrochimiche che della sostenibilità ambientale?

 

I materiali sono valutati attraverso analisi di caratterizzazione chimico-fisica quali analisi RAMAN, XRD, SEM, IR ecc., necessarie al fine della determinazione della “bontà” del materiale desiderato; tali analisi sono dunque propedeutiche ai successivi test in semicella, indispensabili per il riscontro in termini di prestazione elettrochimica. Quest’ultima è determinata tramite test basati su tecniche di voltammetria ciclica, cicli di carica/scarica a diverse condizioni operative (C-rate, T ecc.). Parallelamente, il progetto comprende anche attività di supporto a quelle sperimentali, che si configurano come trasversali a tutte le linee di attività; si tratta di studi di life cycle analysis (LCA) in grado di offrire una stima del grado di riduzione dell’impatto ambientale delle varie soluzioni proposte nel progetto e studi di simulazione teorico/modellistica il cui obiettivo è quello di supportare la progettazione di alcuni dei materiali oggetto di studio, aiutando ad interpretarne il comportamento sperimentale. Tutto ciò contribuirà a fare scelte più consapevoli e sostenibili già in fase di progettazione della batteria, orientando verso soluzioni a minor impatto ambientale, economico e sociale in un’ottica di economia circolare.

 

 

6.  Quali sono le potenziali implicazioni economiche e sociali derivanti dall’introduzione di materiali eco-sostenibili nei sistemi di accumulo elettrochimico?

 

Gli accadimenti degli ultimi anni ed i conseguenti risvolti sul sistema energetico nazionale, hanno messo in luce i gravi risvolti economico-sociali dettati dall’essere dipendenti energeticamente da Paesi geopoliticamente instabili. La risposta dell’Europa si è tradotta in azioni immediate, alternative ai combustibili fossili, affinché non si incorra più in condizioni di “sudditanza energetica”, dettate dal monopolio esclusivo di pochi Paesi, le cui ripercussioni si riflettono, in maniera diretta ed indiretta, sull’aumento indiscriminato dei costi, da quelli in bolletta fino ai beni di prima necessità. Riuscire a individuare nuovi materiali e soluzioni tecnologiche, in grado di configurarsi come il nuovo “combustibile” a sostegno dell’autonomia del Paese, significa svincolarsi da condizioni di monopolio, anche laddove presente in Stati ritenuti ad oggi alleati.

 

 

7.  Come viene affrontata la questione della durata e della stabilità dei materiali nel tempo, considerando l’importanza della longevità dei sistemi di accumulo elettrochimico?

 

Questo è un progetto che guarda ad esplorare materiali di frontiera, ritenuti potenzialmente validi dal punto di vista della sostenibilità ambientale, economica e prestazionale. Pertanto, attraverso una prevalutazione di questi, il progetto pone le basi per uno studio che dovrà svilupparsi ad un successivo livello di maturità rispetto quanto richiesto dal bando, da cui prende vita ORANGEES. Ad oggi i nostri studi si fermano a livelli di maturità tali da non ricoprire analisi per la determinazione della stabilità nel tempo, della riproducibilità elettrochimica e dunque dell’efficienza energetica. Tali analisi saranno fondamentali per portare a termine quanto oggi è stato avviato all’interno di ORANGEES.

 

 

8. Quali sono i principali risultati attesi e come verranno diffusi e divulgati alla comunità scientifica e industriale?

 

I risultati scientifici attesi dall’attività sperimentale sono risultati di tipo conoscitivo, frutto di un attento processo di scouting ed individuazione di materiali a matrice fortemente organica quali elettrodi, elettroliti, liquidi ionici ecc., potenzialmente validi dal punto di vista chimico-fisico per applicazioni in dispositivi di accumulo elettrochimico lithium e post-lithium. I risultati dell’attività sperimentali saranno diffusi attraverso l’impiego dei canali informatici più noti, attraverso la partecipazione a convegni nazionali ed internazionali, l’organizzazione di workshop, la presentazione delle attività nei tavoli nazionali ed europei nonché attraverso la realizzazione del sito internet con dominio ORANGEES consultabile da Giugno 2024: www.orangees.it.

 

 

Il progetto ORANGEES rappresenta un passo importante verso un futuro energetico più sostenibile. La ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali ecocompatibili per le batterie e i supercondensatori sono fondamentali per la transizione verso un sistema energetico basato sulle rinnovabili. L'impegno e la dedizione del team di ORANGEES offrono una speranza concreta per un futuro più verde.

 

 

GoPV:

verso un futuro energetico più sostenibile con le celle solari tandem

Il solare fotovoltaico (FV) sta diventando sempre più importante per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare il riscaldamento globale. Lo sviluppo di nuove tecnologie FV ad alta efficienza, come le celle solari tandem che combinano diversi materiali, è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2050. Il progetto GoPV si concentra proprio sulla ricerca di materiali innovativi per sviluppare celle solari tandem perovskite/silicio e perovskite/perovskite, utilizzando materiali sostenibili e riducendo l'uso di elementi critici. Verranno studiati film di perovskite con diverse formulazioni, trasportatori di carica, contatti trasparenti e interfacce per migliorare l'efficienza e la stabilità dei dispositivi FV. L'obiettivo finale è la progettazione e la realizzazione di nuove celle solari tandem ad alta efficienza per contribuire alla transizione verso un sistema energetico più sostenibile.

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L'intervista alla dottoressa Paola Delli Veneri di ENEA ci offre un'interessante panoramica sul progetto GoPV e sulle potenzialità delle celle solari tandem nel contribuire alla transizione verso un sistema energetico più sostenibile.

1. Quali sono gli obiettivi principali dell’attività di ricerca condotta nel progetto?

 

Il progetto ha la finalità di studiare materiali innovativi che possano concorrere allo sviluppo di una tecnologia FV ad alta efficienza, affidabile nel tempo e che utilizzi materie prime sostenibili ed esenti da problemi di disponibilità. Si valuteranno anche differenti tecniche per la preparazione di alcuni dei materiali per valutarne le potenzialità e i limiti degli approcci considerati.

 

 

2.  Qual è l’innovazione principale che il progetto cerca di introdurre nel campo del fotovoltaico?

 

Il progetto guarda a delle tecnologie molto innovative, quali le celle solari tandem perovskite/perovskite e perovskite/silicio. L’attenzione della comunità scientifica èmolto forte su queste tipologie di dispositivo fotovoltaico in quanto si spera con esse di realizzare i moduli fotovoltaici del futuro, caratterizzati da valori di efficienza prossimi al 30%. Gli studi in corso puntano a definire le migliori strategie in termini di scelta di tutti i materiali che compongono la cella solare, quelli necessari per assorbire la luce ma anche quelli necessari per estrarre le cariche fotogenerate. Il progetto ha l’ambizione di selezionare i materiali potenzialmente idonei per dispositivi ad alta efficienza, ma che al contempo possano evitare possibili warming quando si voglia passare dai laboratori alla produzione. Saranno ad esempio valutate le potenzialità di film di perovskite senza piombo o quella di perovskiti completamente inorganiche, così come la sicurezza di alcuni processi che coinvolgono la fabbricazione delle celle in silicio…e tanto altro!!…con l’obiettivo di realizzare dispositivi FV ad alta efficienza, affidabili e che possano essere considerati per una produzione industriale su larga scala.

 

 

3. Quali Enti di ricerca, atenei e aziende sono coinvolti in questo progetto e qual è il loro ruolo specifico?

 

Insieme ad ENEA, capofila del progetto, sono coinvolti l’Università di Tor Vergata, di Pavia, di Napoli, di Perugia e di Catania, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’azienda Be Dimensional. Tutti i partner sono impegnati in attività di ricerca connesse allo sviluppo di vari materiali innovativi e dei dispositivi FV con essi realizzati (film di perovskite con differenti formulazioni chimiche, materiali trasportatori di carica e ossidi trasparenti e conduttori, celle a singola giunzione e celle tandem, simulazioni e modelling a supporto delle sperimentazioni), sulla base delle diverse competenze che sono state messe a sistema nella strutturazione del progetto. ENEA è anche responsabile delle attività di comunicazione e disseminazione.

 

 

4. Quali sono le prospettive di commercializzazione e diffusione sul mercato delle tecnologie fotovoltaiche sviluppate all’interno del progetto?

 

Il progetto risponde ad un bando di tipo “a” della Ricerca di Sistema che per sua natura prevede esclusivamente attività di Ricerca fondamentale finalizzate all’innovazione tecnica e tecnologica di interesse generale per il settore elettrico; il Technology Readiness Level (TRL) di arrivo della tecnologia sviluppata al progetto non può essere superiore a 3, quindi le eventuali prospettive industriale dei risultati del progetto sono da immaginare nel medio-lungo periodo. Il progetto ha, però, l’ambizione di delineare un possibile percorso di ricerca industriale per progettare la tecnologia FV del futuro, partendo dalle conoscenze maturate nel progetto.

 

 

5. Quali sono i principali obiettivi di lungo termine del progetto e come si inseriscono nel contesto delle politiche energetiche europee?

 

Lo sviluppo di nuovi materiali per dispositivi innovati ad alta efficienza e basso costo può indicare nuove possibilità all’industria europea di settore, dando una spinta alla realizzazione di moduli FV caratterizzati da maggiore potenza a parità di superficie occupata. In questo modo è prevedibile una spinta ulteriore alla penetrazione della tecnologia fotovoltaica che è indicata nelle politiche EU come uno dei fattori chiavi per realizzare il target previsto di decarbonizzazione del settore energetico.

 

 

6. In che modo i materiali trasparenti e conduttivi alternativi possono contribuire a ridurre i costi e migliorare le prestazioni delle celle solari?

 

Questi materiali, tipicamente ossidi trasparenti e conduttivi, sono utilizzati nel dispositivo fotovoltaico come contatti trasparenti necessari all’estrazione delle cariche generate in seguito all’assorbimento della radiazione solare da parte del cosiddetto materiale attivo della cella solare (perovskite, silicio o altra tipologia di semiconduttore). Tali materiali trasparenti e conduttivi devono avere delle adeguate proprietà optoelettroniche: in particolare devono essere quanto più possibile trasparenti, consentendo così alla luce solare di raggiungere il cuore della cella solare, lì dove la luce assorbita può contribuire alla generazione di potenza elettrica. In generale è complesso richiedere contemporaneamente buone proprietà elettriche ed alta trasparenza, quindi lo sviluppo di tali strati è di fondamentale importanza per ottenere dispositivi con buone prestazioni.

 

 

7. Come verrà condotta la ricerca per valutare e selezionare i materiali più promettenti per la realizzazione delle celle solari tandem?

 

Le sperimentazioni condotte nei vari laboratori, lo scambio di conoscenze e di pratiche, il confronto tra le varie strategie adottare potranno consentire di incrementare la comprensione dei fenomeni fisici alla base dei comportamenti osservati nei dispositivi e di correlare le proprietà dei materiali studiati e dei processi adottati per fabbricare celle solari con alte prestazioni. In questo modo si potranno selezionare i materiali e le soluzioni più promettenti per gli obiettivi di lungo termine (alta efficienza, prestazioni stabili, basso costo e sostenibilità dei materiali/processi).

 

 

8. Quali sono i vantaggi e le sfide nell’utilizzo di film di perovskite con ridotto contenuto di piombo rispetto alle formulazioni tradizionali?

 

Le celle solari in perovskite hanno attratto l’attenzione del mondo della ricerca del fotovoltaico, mostrando grandi potenzialità per lo sviluppo di una nuova tecnologia FV, ma si è acceso fin da subito un dibattito sull’utilizzo del piombo nelle perovskiti tipicamente utilizzate per ottenere dispositivi ad alta efficienza. Sebbene le implicazioni in termini di impatto ambientale e tossicologico dell’utilizzo del piombo nelle celle in perovskite siano ancora da approfondire, una parte della ricerca del settore è condotta con l’obiettivo di sviluppare celle con perovskiti in cui lo stagno sostituisca il piombo. La sfida di questo approccio è ottenere celle con prestazioni analoghe a quelle di perovskiti col piombo.

 

 

9. Come viene affrontata la questione della formazione e della diffusione delle conoscenze nel settore delle tecnologie fotovoltaiche attraverso questo progetto di ricerca?

 

La compagine ha forti competenze nello studio e sviluppo di materiali per applicazioni nel fotovoltaico, riconosciute anche a livello internazionale, che sono fondamentali per promuovere conoscenza nel settore. Le Università e i Centri di ricerca coinvolti nel progetto possono contribuire alla formazione di giovani ricercatori mediante lo

svolgimento di tesi di laurea e dottorati di ricerca presso i propri laboratori. Si prevede, inoltre, di organizzare seminari, webinar, lezioni in scuole di dottorato ed eventi vari ospitati in convegni/conferenze nazionali o internazionali, dove saranno comunicati i risultati del progetto con modalità più o meno divulgativa a seconda della tipologia di evento. La condivisione dei risultati con i colleghi esperti, ma anche con i semplici cittadini rappresenta un momento fondamentale nel percorso che la ricerca deve fare per promuovere l’innovazione tecnologica, soprattutto quando si affrontano temi così rilevanti per il futuro del pianeta quale quello delle fonti energetiche rinnovabili.

Nella lotta contro il cambiamento climatico, il solare fotovoltaico (FV) si impone, dunque, come una delle soluzioni più promettenti per ridurre le emissioni di gas serra e generare energia pulita. In questo scenario, il progetto GoPV si distingue per la sua ricerca innovativa nello sviluppo di celle solari tandem ad alta efficienza, che combinano diversi materiali per massimizzare la produzione di energia.

 

 

 resmagazine.csea.it 
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